Rapporto sull'economia valdostana 2013

A cura dell'Ufficio studi della Chambre Valdôtaine

A differenza di alcune stime diffuse da metà 2012 da fonti anche autorevoli ("World economic outlook"  del Fondo monetario internazionale) che prevedevano un leggera ripresa degli indicatori economici nazionali ed internazionali per il 2013, le risultanze di fine 2012 e del primo trimestre confermano il permanere di un quadro di profonda crisi economico-finanziaria, sul quale ha ulteriormente pesato negativamente la necessità per alcuni paesi europei, fra cui l'Italia, di porre mano ad una serie di manovre di ristrutturazione dei conti pubblici che hanno ulteriormente depresso la domanda e gli investimenti delle imprese, ormai concentrate solo sul breve periodo. Resta da vedere se l'operazione di pagamento dei debiti scaduti della PA nei confronti delle imprese appena decisa in Italia, o le proroghe concesse per la ristrutturazione del debito ad alcuni paesi europei potranno alleggerire questa situazione.

Infatti, i principali indicatori economici (Pil e produzione industriale) hanno segnato nel corso del 2012 una flessione sia per quanto riguarda l'economia nazionale sia per quel che concerne l'area Euro. L'andamento del Pil europeo (vedi grafico 1.1 nell'allegato Sintesi giornata dell'economia 2013) risente prevalentemente dai valori fortemente negativi fatti registrare da Italia a Spagna, mentre la produzione industriale  conferma un sostanziale divario fra la tenuta della Germania e la caduta anche notevole delle performance di Italia  e Spagna che hanno perso circa 6 punti percentuali rispetto al 2011.

L'andamento dell'inflazione in Italia è invece stato altalenante, con una netta cesura al termine del 3° trimestre 2012, in cui l'indicatore, mantenutosi sostenuto prevalentemente a causa della dinamica dei prezzi delle materie prime energetiche, ha iniziato a calare.

In ogni caso, ad imporsi nel quadro generale degli indicatori negativi è, anche nel corso del 2012, il dato relativo alla disoccupazione (vedi grafico 1.2 nell'allegato Sintesi giornata dell'economia 2013 ), fortemente incrementatosi sia nell'area Euro, sia soprattutto nei paesi che più pesantemente stanno pagando il prezzo della crisi, fra i quali l'Italia, che però fa registrare le percentuali meno drammatiche di altri paesi (Grecia e Spagna  25%, Portogallo 18%, Italia circa 12%) Quello che è certo però è che la disoccupazione ha innescato dinamiche negative anche sugli altri indicatori economici (la domanda interna,  e il reddito disponibile della famiglie in un tale quadro, non possono che ridursi) e forti ricadute sotto il profilo della stabilità sociale e politica dei territori.

L'unico fattore positivo del quadro nazionale è l'apporto di sostegno alla crescita fornito dalla domanda estera di beni e servizi, supportata prevalentemente dalle esportazioni verso mercati extraeuropei, con la conseguenza di penalizzare la maggior parte delle imprese piccole e medie, che costituiscono più del 90% del tessuto produttivo, non in grado di essere presenti su questi mercati.

A livello locale, i principali indicatori economici (dati 2011) evidenziano, dopo una fase di ripresa segnata nel 2010, un arresto del PIL (+1,5% rispetto al 2010) ma una lieve ripresa del reddito disponibile (Aosta è la settima provincia in Italia) e dei consumi, che restano comunque inferiori ai valori del 2008. La dinamica dei prezzi tendenzialmente richiama quella nazionale. Come già più volte evidenziato in questi ultimi anni, Aosta è la prima provincia italiana per valore di patrimonio medio per famiglia, e seconda per consumi interni pro-capite (crescita 4,3% alimentari e 2,6% non alimentari rispetto al 2011).

Un elemento di forte criticità è dato dalla continua contrazione del numero delle imprese (dati 2012), oggetto del primo approfondimento, sia in termini di registrate sia di attive; si assottiglia lo scarto fra registrate e attive che potrebbe far pensare ad una scarsa propensione degli imprenditori a mantenere "in vita" strutture produttive inattive, con un tasso di sopravvivenza medio a tre anni del 65% delle imprese attive, ed un tasso di crescita composto che pur recuperando sul risultato  del 2011 si mantiene negativo.

Come di consueto, l'agricoltura registra la maggior flessione, seguita dalle costruzioni, soprattutto per quanto riguarda le imprese artigiane, che però manifestano maggiore vivacità in termini di iscrizioni. Quanto alle forme giuridiche, ad un continuo calare delle imprese individuali, che negli ultimi 4 anni hanno perso circa 100 unità l'anno, corrispondono la sostanziale tenuta delle società di persone ed un lieve ma costante incremento delle società di capitali (erano 2037 alla fine del 2009, sono 2209 a fine 2012).

Continuano a crescere, anche se su numeri assoluti modesti, le imprese entrate in procedure concorsuali, il che, a cinque anni dall'entrata in vigore della riforma della legge fallimentare non depone a favore della capacità di quest'ultima di indirizzare, quanto meno in realtà caratterizzate da microimprese,  la fase di crisi dell'impresa verso istituti conservativi e non liquidatori.

Con tutto questo, è interessante notare che nella percezione delle imprese il nostro territorio, come emerge da uno studio di Fondazione impresa su una serie di indicatori fra cui il credito, le infrastrutture, il numero di piccole imprese attive, si rivela un'area a basso disagio imprenditoriale, e in cui le condizioni per l'impresa nel 2012 sono state percepite in miglioramento.

Venendo all'oggetto del secondo approfondimento, e cioè i giovani, non può sfuggire il dato relativo alla dispersione scolastica,  ossia alla percentuale di giovani 18-24 enni che non prosegue negli studi oltre la licenza media, che nel 2011 era al 22,4% , in aumento rispetto ai due anni precedenti. Questo dato, collegato alla  percentuale di disoccupati nella fascia di età 15-24 anni, che è del 25,7%, delinea un quadro di oggettiva difficoltà dei più giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Resta da chiedersi se l'autoimpiego in impresa rappresenti uno sbocco per i giovani valdostani; l'esame dei dati del registro delle imprese per il 2012 evidenzia una quota di ‘imprese giovani' di poco superiore al 9% sul totale delle registrate, in preponderanza appartenenti al settore delle costruzioni (28.7%) e imprese individuali (76.2%). Un'analisi sulle ‘nuove' imprese giovani rivela che esse costituiscono, in maniera costante nell'ultimo biennio, circa un terzo delle iscrizioni.

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