Rapporto sull'economia valdostana 2010

Ricerca condotta dall'economista Massimo Lévêque

Giornata dell'economia 2010

Alcune brevi considerazioni conclusive

La fase economica in corso è ancora caratterizzata da una forte incertezza, acuitasi di recente a seguito delle vicende legate al debito greco e al conseguente intervento posto in essere dai Governi e dalle autorità monetarie europee.

Tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010, alcuni segnali di ripresa dell'economia mondiale, seppur con differenze e a ritmi discontinui, si sono manifestati in misura moderata ma apprezzabile: tra i Paesi industrializzati con il sostegno di politiche monetarie e fiscali espansive, nei Paesi emergenti, trainati dalla dinamica della domanda interna.

In Italia, la ripresa economica è invece apparsa ancora debole, con consumi ristagnanti, investimenti ancora in contrazione ed esportazioni che, nell'ultimo quadrimestre del 2009, non hanno confermato la lieve ripresa del trimestre precedente.

Inoltre, la caduta del numero di occupati e la conseguente contrazione del reddito disponibile, non favoriscono un clima di fiducia tra i consumatori che, anche in relazione al quadro economico delineatosi nelle ultime settimane, è tornato a peggiorare.

La crisi in atto ha colpito anche l'economia valdostana, benché il sistema locale disponga di elementi di solidità che, in una prima fase, hanno consentito di acuirne gli impatti. In particolare:

a) una situazione patrimoniale e reddituale media delle famiglie decisamente più favorevole sia a quella media nazionale sia a quella dell'Italia nord-occidentale;

b) un mercato del lavoro caratterizzato da alta partecipazione, bassa disoccupazione (anzi con la necessità di disporre di flussi migratori per la copertura di specifici segmenti di domanda) e una precarietà relativamente bassa, sebbene in crescita negli ultimi anni anche in Valle.

c) un ruolo di rilievo svolto dalla Pubblica Amministrazione locale e dalle sue risorse finanziarie, in grado di fungere da ammortizzatore in chiave "anticiclica":
- sul mercato del lavoro;
- sulla domanda interna, attraverso la spesa pubblica corrente e in conto investimenti;
- sulle disponibilità liquide di famiglie e imprese, adottando tempestivamente un pacchetto di norme anticrisi.

Ciò malgrado, la crisi nel biennio 2008-2009 impatta selettivamente in particolare su alcuni comparti dell'economia locale:

a) sul manifatturiero, soprattutto nella sua componente più "aperta" ed esposta, direttamente o indirettamente (attraverso la filiera a cui appartiene), sui mercati esteri. Il settore evidenzia infatti una perdita di un migliaio circa di posti di lavoro, un calo delle esportazioni e del valore aggiunto ed un massiccio ricorso alla C.I.G, ordinaria e straordinaria.

b) sul commercio, non solo quello tradizionale, colpito dalla contrazione dei consumi delle famiglie e dalla flessione delle presenze turistiche in particolare straniere, solo in parte compensate da quelle italiane. Nel settore, risultano in calo il numero di imprese, gli occupati, le assunzioni (anche stagionali) e, nel 2009,  si assiste al ricorso a 19 mila ore di C.I.G. in deroga.

c) sulle imprese più piccole (micro-imprese), poco capitalizzate e con minori capacità di far fronte a fasi di calo della domanda (degli ordini) o a difficoltà nell'incassare i pagamenti (crisi di liquidità). La forte riduzione di occupati "indipendenti" (oltre 2 mila) e l'elevato numero di cessazioni tra le ditte individuali e le società di persone, danno il senso dell'impatto della crisi tra le micro-imprese.

Lo scenario previsionale relativo all'economia locale fornito da Unioncamere-Prometeia (1), per quanto in momenti di incertezza e turbolenza come l'attuale solamente indicativo di una tendenza, indica un percorso di uscita dalla crisi ancora difficile e tortuoso - a cui non potranno non contribuire ulteriormente le recentissime misure di finanza pubblica imposte dal nuovo quadro di impegni assunti in sede europea a difesa dell'euro - e formula previsioni di crescita, per l'economia valdostana, relativamente modeste ed inferiori a quelle medie nazionali.

Prometeia prevede infatti una crescita media annua intorno al punto percentuale per il biennio 2010-2011 e non superiore ai 2 punti nel biennio successivo, con segnali più positivi sul fronte dell'occupazione (prevista stabile nel biennio 2010-2011 e in ripresa nel successivo) e più prudenti sulla ripresa delle esportazioni (per la Valle d'Aosta, per oltre l'80% dal settore metalmeccanico).

Se tali previsioni troveranno conferma, prodotto regionale e occupazione torneranno a superare i livelli del 2008 solo nel 2013.

Più a breve termine, il "sentiment" degli imprenditori locali, raccolto trimestralmente da Confindustria Valle d'Aosta nella sua "Indagine previsionale trimestrale", per il secondo trimestre 2010 conferma una situazione ancora in sofferenza.

Dall'indagine risulta che nel primo trimestre 2010 aumentano rispetto al trimestre precedente le imprese con ordini inferiori a un mese di produzione, scende il tasso di utilizzo degli impianti, ristagnano i nuovi investimenti e la liquidità aziendale peggiora.

Dopo diversi trimestri negativi, torna invece ad essere positivo il saldo tra ottimisti  e pessimisti sulle prospettive a breve termine, anche se il recupero è comunque previsto lento, diversificato tra i settori e, a breve, l'attesa leggera ripresa non lascia intravvedere apprezzabili effetti sull'occupazione.

Il sistema socio-economico valdostano, malgrado le difficoltà evidenziate, ha sinora sostanzialmente retto alla crisi, tenendo lontani i pericoli maggiori e minimizzando le aree di disagio sociale.
Ora è auspicabile che si possano attivare quei meccanismi "virtuosi" in grado di cogliere, là dove vi sono, le opportunità.

In via solo indicativa di possibili percorsi da intraprendere, possono essere messi in evidenza due ambiti costituenti  ancora o nuovamente delle "chance" alla portata del locale sistema economico:

A) lo sviluppo di attività produttive di qualità legate alle vocazioni del territorio, nei comparti

  • energetico (produzione energetica e del "risparmio energetico")
  • dell'agro-alimentare,
  • nella filiera del legno,
  • nella bio-edilizia,
  • nel riciclaggio mirato al settore edile ed alle attività di trasformazione industriale.  

A tal fine, condizioni essenziali e da favorire paiono essere:

  • la ripartenza di investimenti innovativi;
  • il raggiungimento di economie di dimensione delle imprese (anche mediante soluzioni organizzative "light" o "di rete");
  • la qualità delle risorse umane per ottenere qualità di processi e prodotti;
  • il rafforzamento di una rete di servizi alle imprese all'altezza (credito, assicurazioni, supporto e assistenza tecnica, ecc...).

B) il turismo come settore di attività centrale nell'ambito dei servizi, sia considerato nella sua offerta di punta (neve/inverno) sia declinato in forte chiave qualitativa negli altri segmenti vocazionali propri della Vallée (escursionismo, benessere, cultura, enogastronomia) per ridare slancio anche a quelle attività terziarie più tradizionali (commercio, ristorazione e servizi collegati) che la crisi ha minacciato severamente.

C) Il rafforzamento degli investimenti nel "software economico-sociale", necessari a fornire maggiori qualità, competenze e innovazioni al sistema nel suo complesso (dall'Università, alla formazione sui mestieri, dall'accesso alle esperienze di buone pratiche alla cultura della "gestione economica" delle iniziative nate sul territorio).

L'attuale fase di crisi è anche la conseguenza di un processo di redistribuzione di valore e ricchezza che sta interessando a livello mondiale Paesi (economie emergenti vs economie industrializzate), settori economici e prodotti (innovativi vs maturi), gruppi sociali (lavoratori autonomi e dipendenti, occupati fissi e precari, giovani e adulti, produttori e consumatori,) ad esito del quale forse nulla sarà più come prima.

Un sistema locale di piccole dimensioni come la Valle d'Aosta può e deve monitorare gli effetti e l'uscita da un simile processo, tenendo alta l'attenzione, oltre che allo sviluppo, alla coesione sociale:

  • andando "oltre il PIL", ovvero prestando attenzione più che all'andamento del "medio pro-capite" al "PIL mediano", alla sua distribuzione, a quella porzione di prodotto che interessa la maggior parte della Comunità;
  • favorendo la valorizzazione e fornendo reale sostegno a tutte le energie imprenditoriali che la Comunità è capace di produrre, minimizzando gli impatti dei tradizionali ostacoli alla loro crescita (di ordine creditizio, normativo, burocratico);
  • rispettando, nel processo di sviluppo, la storia e le vocazioni della Comunità, con particolare riguardo alle effettive capacità di offerta e di ampliamento del locale mercato del lavoro;
  • sostenendo, insieme alle componenti più dinamiche, le fasce sociali più deboli (a minor reddito, minor capacità di riconversione professionale, con occupazione precaria) per non rendere la crisi un'occasione per alcuni e un dramma sociale per altri.

La rapidità e la profondità della crisi hanno indotto le Istituzioni regionali ad adottare sin dalla fine del 2008 una serie di misure a favore di imprese e famiglie, che si sono rivelate efficaci, finalizzate a fornire loro uno "scudo" protettivo nella fase più acuta.

Per l'uscita dalla crisi, oltre all'indispensabile ruolo attivo e propulsivo del sistema delle imprese, alle misure già prese potrebbero esserne affiancate di nuove, per il "sostegno alla ripartenza", centrate primariamente su:

  • accesso al credito
  • deregulation
  • e, ove possibile, "defiscalizzazione" di alcuni tributi locali

destinate a quelle imprese e quegli imprenditori nuovamente intenzionati ad investire e sviluppare le proprie attività nella regione.

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